C’è correlazione tra regime alimentare e il concepimento di una nuova vita.
Studi rivelano che combinando il controllo del peso corporeo, l’attività fisica e la dieta, si ha una riduzione del rischio di infertilità da problemi ovulatori pari al 69%: si raccomanda il consumo di acidi grassi monoinsaturi come l’olio di oliva, proteine di origine vegetale, carboidrati integrali a basso contenuto glicemico, limitazione del consumo di caffè e alcolici, astensione dal fumo e attività fisica moderata. A questo si deve aggiungere l’importanza di una filiera produttiva sostenibile con ortaggi a chilometro zero.
Il legame dieta-fertilità si estende anche all’universo maschile: infatti vi è associazione tra dieta ricca di carboidrati e latticini, e scarsa qualità dello sperma, dove diventa più probabile la presenza di spermatozoi con anomalie morfologiche e minore mobilità, imputabile a una maggiore presenza di grassi. La diminuzione della concentrazione dello sperma vitale è correlata a un aumento di consumo di carboidrati raffinati come lo zucchero bianco.
Ma esiste una “dieta pro-fertilità”? Non esattamente, ma esistono degli accorgimenti dietetici a cui far riferimento in caso di problemi di fertilità sia maschili che femminili utili a migliorare non solo lo stile di vita ma anche ad aumentare le probabilità di buona riuscita delle tecniche PMA, procreazione medicalmente assistita.
Il consumo vario e ciclico secondo i ritmi stagionali degli alimenti quali frutta, verdura, legumi, cereali integrali e la ricchezza degli antiossidanti andranno a migliorare tutti i parametri spermatici. Si è visto che il consumo maggiore di luteina, presente negli spinaci, e di licopene, contenuto nei pomodori, determina un miglioramento di volume, concentrazione e motilità del liquido seminale.
Importante è inoltre l’assunzione di oligoelementi, selenio (presente in semi di sesamo, cereali integrali, legumi, asparagi, noci di cocco, aglio, lievito di birra, noci, broccoli, cavoli), zinco (presente in carne di pollo, coniglio, molluschi, uova, frutta secca, semi oleosi, soia, spinaci) e Omega3 (presenti in pesce, frutta secca, semi oleaginosi).
La freschezza di frutta e verdura, così come la sua qualità e il fatto di non essere contaminata da pesticidi, garantisce l’assunzione di vitamine, essenziali per lo stato di benessere del corpo. Le vitamine maggiormente implicate nello stato di salute riproduttiva sono la C, la E e la D (le troviamo rispettivamente in kiwi, broccoli e arance; mandorle, olio di semi di girasole, olio di germe di grano; sgombri, trota, uovo).
In ogni caso si raccomanda un’alimentazione varia e moderata, senza eccessi di alcun tipo. L’importante è l’assunzione equilibrata dei vari elementi ad alimenti, dato che ogni tipo di squilibrio può essere dannoso ed inficiare lo stato generale di benessere.
Il ruolo del naturopata nella dieta
A meno che il naturopata non abbia una laurea specifica ed eserciti anche come nutrizionista, può fornire solamente dei consigli generici, come quelli sopra riportati come esempio. Lo scopo è quello di portare consapevolezza nella persona di ciò che può aiutare o, al contrario, rendere più difficile il concepimento. Sarà poi la persona stessa, in autonomia, a regolare il proprio stile di vita.
Se invece c’è bisogno della prescrizione di una dieta, questa è di competenza di un nutrizionista. Ciò non toglie che i due professionisti possano collaborare per migliorare il benessere della persona o della coppia. In questo caso il naturopata può dare il proprio contributo abbinando una delle altre tecniche a sua disposizione come, in particolare, i rimedi floreali (ad esempio per riuscire ad accettare una revisione importante del proprio regime alimentare) e la riflessologia plantare (ad esempio per far sì che il corpo migliori il proprio funzionamento fisiologico e per stimolare l’apparato riproduttivo).
Foto presa dal web.
Bibliografia: Amelia Sagliano, Curare l’infertilità con metodi naturali, Macro


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